Interviste ai Makers

Grazie alla collaborazione con Ulaola e DaWanda abbiamo deciso di raccogliere alcuni tra i migliori esempi di artigiani creativi che hanno partecipato all’Italian Makers Village.

Ecco le interviste a due designer, Clara Pozzetti e Ivan De Angelis, che hanno creduto nel progetto e che si sono dimostrati entusiasti. Ci siamo fatti raccontare direttamente da loro da dove nasce la loro produzione e i progetti futuri.

Si può dire che hai trasformato la tua passione in una professione? Se sì, come hai fatto?

Clara Pozzetti) Ho iniziato a occuparmi di progetti molto presto grazie ad un gran maestro conosciuto alle superiori, AG Fronzoni. In questo modo più avanti mi sono trovata con un mestiere, in fondo ho sempre fatto questo anche se in forme diverse con progetti multidisciplinari.

Ivan De Angelis) Potersi dedicare a qualcosa che piace è una fortuna, ma ovviamente ci vuole impegno. Nel mio caso non è nato come attività principale. Sono un architetto, mi dedico nel tempo libero a questo progetto nato solo un anno fa per esigenze inizialmente professionali. Dovevo progettare complementi di arredo artistico uno stand fieristico artistico con un budget limitato e tempi stretti, dove potevo ho cercato di produrre direttamente per venire incontro a queste esigenze. Il risultato è stato buono, mi sono divertito e da lì ho creato una piccola collezione nell’inverno 2014 e perfezionando via via tecnica e disegno. Questa primavera ho iniziato invece la promozione attraverso associazioni e presenze, fra cui Italian Makers Village.

Qual è la particolarità dei tuoi prodotti e che tipo di riscontro hai dai tuoi clienti?

CP) Seguiamo progetti molto diversi fra loro, parlo a plurale perché ho alcuni collaboratori pur rimanendo un piccolo studio. Alla base di ogni prodotto c’è un metodo, progettiamo cose diverse ma basate su concetti. Uso geometria, fondamenti delle proporzioni e delle forme geometriche prime, rispetto tra rapporto di pieno e vuoto. Facciamo anche comunicazione visiva e la trasferiamo nel prodotto o in un allestimento. Cerchiamo di seguire una progettazione etica e sostenibile da tutti i punti di vista, con un approccio geometrico e metodologico, sull’uso dei materiali di ricerca e nella produzione sempre innovativa.

IDA) Sono prodotti funzionali, semplici con dettagli che li impreziosiscono e diversificano. Tutti recuperano materiali, l’importante è l’elemento che li rende diversi. Alcuni sono possono essere seriali, altri numerati. Tutte le opere sono fatte a mano, alcune solo da me, altre sono supportate da artigiani dove servono tecniche di lavorazione precise. I disegni di partenza sono sempre tutti miei.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione e quali sono i prossimi obiettivi?

CP) Per il futuro abbiamo un progetto molto interessante nato da pochissimo. Un’azienda di moda ci ha contattato per la realizzazione della loro collezione FW2016, sia uomo che donna. E’ un progetto su cui volevamo da tempo misurarci e siamo molto soddisfatti! Sarà interessante vedere come dei designer – progettisti non dello specifico campo della moda – si interfacceranno con questa collezione. L’ azienda è italiana, quindi parliamo di made in Italy. E poi ci sarà l’implementazione del canale di vendita online, per noi assolutamente fondamentale.

IDA) Una momento che mi ha dato molta soddisfazione è stato vendere un tavolino ad un signore di Londra che mi ha contattato via mail. Lo voleva simile al mio ma più simile ad uno che aveva visto in giro. La mia idea iniziale è stata stravolta e insieme abbiamo creato un nuovo prodotto che ho battezzato John Steal come il nome dell’acquirente. La sua soddisfazione mi ha reso felice: non ho venduto un prodotto ma un’emozione. Nel 2016 spero di ampliare la produzione e ambisco ad avere i riconoscimenti “Made in Italy” ufficiale e “Fatto a mano”.

 

 

 

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